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TopGanz
In questo locale si parla anche di politica
13 gennaio 2012
Bassa Lega


La Lega sul salvataggio di Cosentino ci lascia obiettivamente larga parte della sua faccia. Il motivo principale per me è molto più semplice ed evidente di quanto ricavabile dalle giaculatorie dei soliti commentatori paraculi. Altro che opposizione al PDL (solo i fessi possono abboccare al blablablà di convenienza degli ultimi mesi): questo voto dimostra chiaro come il sole che la Lega, ancora largamente ricattabile, si è inchinata al primo ricatto propostole dai suoi “amici”, cioè già in merito al primo argomento sensibile per il PDL. E con ogni probabilità si inchinerà puntualmente ad ogni ulteriore ricatto che Berlusconi, Verdini, Cosentino e compagnia cantante le sventoleranno sotto al naso. Perché la Lega non è migliore di chi da anni le cosiglia come votare. Diciamo che tra le due parti ormai non si vede più una sostanziale differenza, riti folcloristico-elettorali a parte.

Del resto sotto ai ponti della Padania ne è passata d'acqua. Bossi e la Lega non sono più alla gavetta ed è molto tempo ormai che non si accontentano più di mance tipo i 300 milioni di Sama. Proprio a partire da quei peccatucci originali hanno accumulato – frequentando Berlusconi & C. – tanti di quegli scheletri che, altro che armadi, ne hanno già pieni zeppi diversi hangar alla Malpensa (altrimenti penosamente inutilizzati) e da tempo non possono più permettersi di dare del mafioso, non dico a Berlusconi, ma neanche a uno come Cosentino. Capiamo bene allora come, in una situazione simile, uno come Cosentino ieri non abbia faticato granché a sottoporre loro una proposta impossibile da rifiutare. Ma chissà quante altre proposte ha lui da mettere sul tappeto, prima di vedersi arrestato come merita. Quando mai quel giorno avesse davvero a venire, non ci meraviglieremo dunque più di tanto se, assieme a lui e chissà a quanti altri, ammireremo anche una nutrita compagnia di leghisti salire su una torma di cellulari (sigh, ma tanto sognare non costa nulla).




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23 dicembre 2011
A TUTTI ....


Ma proprio a tutti tutti. Anche a questi poverini di Topgonzo:

"
Tradizionale moratoria di Natale
23 dicembre 2011 in Uncategorized

Nella Santa Notte di Natale, come è tradizione, questo blog dà libertà di parola ai fessi. L’accesso resterà assolutamente libero dalle 23,55 del 24 dicembre alle 00,05 del 25 dicembre. I fessi, anche quelli bannati, potranno scrivere qualunque cosa, inclusi sanguinosi insulti ai redattori e ai loro parenti, amici, conoscenti, amanti. I fessi potranno altresì postare links ai loro siti o a siti di loro interesse, come per esempio Solocacchi. E’ persino consentito postare filmati e foto, purché non ritraggano il sig.Train, o la sig.ra Bindi. Buon Natale a tutti i fessi, e anche ai non fessi."

Diceva Borges "Nella figura retorica chiamata ossimoro, si applica ad una parola un aggettivo che sembra contraddirla; così gli gnostici parlavano di una luce oscura; gli alchimisti di un sole nero”.
Così - aggiungerei io - gli imbecilli esprimono auguri stupidamente ingiuriosi. Magari anche - causa imbecillità medesima - auguri inconsapevolmente ingiurisosi. Come quelli di Teddy, che non ricambio assolutamente.
No, non mi sogno neanche, di ricambiare i loro, ma - ripeto - auguro a tutti e quindi anche ai Topgonzi e ai loro sodali un gran BUON NATALE.





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6 dicembre 2011
Questo di tanta speme oggi ci resta


Di Pietro ha detto che per una manovra simile bastava ed avanzava il governo Berlusconi. Probabilmente è vero, è una questione di credibilità. Per questo io direi meglio, cioè  che questa manovra - importo complessivo a parte - somiglia sputata ad un decretone degli anni '70 di un governo più o meno balneare, di quelli che a stilarli bastava la perpetua di pochi scrupoli di un commercialista di provincia, che intanto se ne poteva tranquillamente rimanere sotto l'ombrellone a leggersi la Settimana Enigmistica.
Il problema è però che in fatto di credibilità pare siam ridotti davvero al lumicino: dopo 17 anni di Berlusconi siamo cioè disposti ad accontentarci davvero di poco, pur di credere in qualcuno.

Per conto nostro, continueremo a consolarci con Gramsci.




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3 dicembre 2011
Qualche pomodoro e passa la paura


Dicono che l'immaturità politica dell'Italia le viene dal fatto che non ha mai conosciuto una vera rivoluzione e una forca/ghigliottina in piazza messa lì a scremare la classe dirigente e la classe intellettuale. Per forza, l'Italia è piena di pretucoli e pretucolini, come questo pretucolino qui
http://topgonzo.wordpress.com/2011/12/02/giganti-e-nani/#comments ,
sempre pronti a stracciarsi le vesti non appena si trovi di fronte a qualche pomodoro volante che arriva a giusto segno. Figurarsi cosa direbbe il pretucolino se, a uno come Giannino, qualcuno desse quel che davvero si merita. Ma il peggio non è però nemmeno scandalizzarsi per qualcuno preso a pomodori in faccia, che del resto non è mai un gran bel vedere. Il peggio è - piuttosto - NON scandalizzarsi quando qualche grande esperto - di quelli buoni per ogni stagione e ogni tesi, che l'esperienza evidentemente se la son fatta e se la fanno solo ed esclusivamente in TV, non nelle università, non nelle biblioteche, non nei centri studi per i quali umanamente non gli resta tempo - prende per il culo la gente dallo schermo e dai giornali, per anni e anni, quotidianamente e quotidianamente imbeccato dal potente di turno.



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24 novembre 2011
Menenio forever


La storiella di Menenio Agrippa a Monte Sacro, a distanza di 2500 anni, continua ad ammaliare orde di fessi, sia fra i patrizi che fra i plebei, e di drittoni, ma questi solo fra i patrizi. Per i primi, la ragione – per quanto complessa da analizzare e dimostrare – risiede nell’alta percentuale di morti di fame che nell’intimo sentono intensamente di poter divenire l’opposto solo perché pensano d’aver compreso il senso della storiella in questione. La spiegazione è invece molto più semplice per i secondi: dai tempi di quel figlio di puttana di Menenio sino ad oggi nessuno, nemmeno fra i patrizi, è riuscito a trovare argomenti più convincenti del suo pur esile apologo.




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15 novembre 2011
Quando la gente indica la luna, l'imbecille guarda il dito


Leggendo i commenti alle contestazioni di sabato scorso a Berlusconi, in particolare quelli dei peggiori paraculi delle testate cosiddette "più autorevoli", nonché - incidentalmente e marginalmente assai - questa penosa cacchetta qui
http://www.ilcannocchiale.it/comments/2698196

(dove
"imbecilli" - detto da tanta intellettuale e cultrice di Bellotto, unitamente a tanta bella coppia di carciofi cicisbei - suona invero onorificenza) ho pensato fosse quasi un dovere civico rimetter mano a questo quaderno unto per dirmi e farmi un'idea di quante e quali siano - nel migliore dei casi - l'imbecillità o - nel peggiore - la malafede che affligge queste persone.
Voglio dire,
non mi meraviglia affatto, anzi giudico umano che berlusconisti incalliti si dispiacciano del fatto che Berlusconi sia stato svillaneggiato dalla folla. Ma occorre pur sempre tener presente che un fatto del genere sta nell'ordinario delle cose, specie delle cose politiche ed è dovere e convenienza di tutti farsene una ragione. Perché vedete, la folla fa quel che vuole e - specie quand'è tanta - ha sempre ragione, persino quando dovesse avere torto, perché è la folla, cioè la gente e nessun altro, che poi paga il prezzo dei suoi comportamenti. La folla è il padrone di se stessa e il cliente della classe politica, e - appunto in quanto padrone e cliente - ha sempre ragione. Che uccida o costringa al suicidio il tiranno, che assalti la Bastiglia o il Palazzo d'Inverno, quando tiri le monetine a Craxi e quando gridi "buffone" a Berlusconi, è sempre la folla a fare la storia mentre la sua classe politica, qualunque ne sia la ragione, si dimostri inadeguata a tale scopo, ed è sempre la folla a pagarne le conseguenze negative, quando poi se ne verifichino. Se la classe politica non capisce una simile elementare verità non è una classe politica, ma piuttosto una casta di irresponsabili incapace di concepire i rischi del proprio ruolo, che intende invece come mero pascolo di privilegi e come unico fine di quella strategia d'intrallazzo e di favore che s'ostina a chiamare "carriera politica". E' appunto questo il caso della nostra attuale classe politica, che dimostra di non vedere, non solo i pericoli spaventosi cui tutto il paese è soggetto, ma anche i rischi che essa in particolare va correndo, visto che indugia a scandalizzarsi dei cori contro Berlusconi. Che di questa classe politica è innegabilmente, se non il capo, il primo rappresentante ed artefice. In quanto tale, i dileggi e gli insulti beccatisi l'altro giorno sono quindi zucchero se paragonati alle responsabilità sue personali e della casta che egli ben rappresenta, pasciutasi di privilegi, ruberie, malaffare e impunità in questi ultimi 17 anni come non mai in questo paese, che pure, prima di lui, ne aveva ben conosciuti di farabutti.
Forse la verità è proprio che, malefede a parte, la classe politica al potere e i vari terzi commentatori di corte (Cazzullo, De Bortoli, Napoletano, Calabresi, Polito, Panebianco e altri simili pennivendoli paraculi) dall'alto dei loro stipendi e/o indennità, tutti viaggianti abbondantemente al di sopra dei 10-15.000 € al mese, non hanno più polso di quello che ebbe Marie Antoinette circa la vita reale dei cittadini e ignorino del tutto, al di là delle chiacchiere da Ballarò, cosa sia oggi vivere davvero - come vive il 90% della gente - con redditi mensili tra 500 e 1.500 € e "non arrivare a fine mese".
E, quel ch'è peggio, l'impressione è che questi signori (come anche Frine e i suoi cicisbei) non abbiano ancora visto nulla. Suvvia, signori, risparmiatevi lo sforzo di raggrinzire a cul di gallina le vostre boccucce orripilate, ché qui c'aspetta ben altro (non t'inalberar, Gattaleata: qui "ben altro" ci vuole) che gli alleluja si sabato sera. Un po' di pazienza e ne vedrete di "cose che voi umani .....".




permalink | inviato da Top Ganz il 15/11/2011 alle 18:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
13 gennaio 2011
Signori, si chiude.


Come ho già provato a dire intervenendo su un altro blog (quello di FN, che come tutti sanno sta per Fesso Nardi), ormai non sopporto più quel che sono diventati i blog. Quando ne ho aperto uno (questo, l'unico, non ricordo neanche più quando) avevo l'idea, forse meglio dire m'illudevo che un blog dovesse essere tutt'altra cosa rispetto a quel che
da troppo tempo normalmente i blog si rivelano nella realtà. Pensavo che un blog di discussione politica, ad esempio, fosse un mezzo per proporre idee, opinioni, punti di vista, e soprattutto per sostenerli, magari anche limarli e modificarli tramite il confronto che i post risultano in grado di suscitare.  Certo, pur sempre nell'ambito che il blog è riuscito a ricavarsi. Ma non è certo la dimensione di un blog, cioè il numero delle frequentazioni che riceve, a stabilirne il significato e a giustificarne la sussistenza. Voglio dire che un blog può avere un'assai variabile possibilità di successo senza che lo stesso successo - o insuccesso che sia - debba modificarne o tanto meno sconvolgerne senso e funzione.
Quel che vedo, invece, è che tutti i cosiddetti blogger, basta che ottengano un qualche, anche minimo seguito, finiscono immancabilmente e
irrimediabilmente per ripiegarsi sul proprio stupendo ombelico. Ad un certo punto non accettano più critiche e, se ne fate - lungi dal controbattere nel merito - i più umani si limitano ad invitarvi ad uscire. Per il resto, quelli che non scelgono direttamente l'opzione dell'apprezzamento personale, quando non dell'insulto, taroccano i vostri commenti o li cassano tout court. Ma molti reagiscono riuscendo a fare tutte queste cose assieme. Sì, insomma - chi più, chi meno - soffrono tutti di una sorta di sindrome isterica da prima donna. E sì che, contandoci tutto tutto, il più noto fra loro non varrebbe, limitandoci appunto al parametro della notorietà e del successo, una figurante.
Se fra i blogger le eccezioni - comunque ininfluenti sul grado medio di paranoia, degno invero del PADIGLIONE MEGALOMANI dell'antico Santa Maria della Pietà - si contano sulle dita di una mano, con i frequentatori abituali dei blog è morta anche la speranza di poter scambiare qualcosa di umanamente sensato: stanno lì, come i cani di un barbone, a cibarsi di ogni carezza e di ogni bobba che il titolare ammannisca loro, sempre pronti ad aggredire ogni eventuale disturbatore.
Che fare allora, oltre a compiangere cristianamente tanto oblio della dignità e tanta miseria?

Io dico allontanarsene.

Perciò saluto tutti cordialmente. Mi scuserete, signori, ma questo locale chiude.



permalink | inviato da Top Ganz il 13/1/2011 alle 10:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
21 dicembre 2010
Gli immortali "boutefeux"


Il grande Brassens, anarchico schietto, li aveva ben capiti e stanati. Per questo loro, più o meno esplicitamente, lo detestavano a morte e non andavano certo a cercarlo. Loro sono i tromboni boutefeux d'ogni epoca, sanguinari paladini delle idee di turno, quelle buone per mandar a morire gli altri, mai se stessi.
Qui Pirlacchione Cacasestesso - ex trinariciuto della CGIL, oggi leghista, ma sempre ben appostato dietro la sua bombarda - parla di lui. Ma lo fa - e forse anche inconsapevolmente - per storpiare il senso dei suoi versi, non sia mai si capisse che, nel 1972,
"Mourir pour del idées" Brassens la rivolgesse ai tipi come lui, quelli che da destra o da sinistra, da sotto o da sopra, da Est o da Ovest, stan sempre lì ad indicare l'idea per cui chi li ascolta (gli altri, sempre gli altri, mai loro) può e, se del caso, deve morire.

Sostiene invece Cacasestesso, il tenero, che Brassens "Mourir pour des idées" la rivolgesse ai sinistri dell'epoca assai più che ai destri borghesi e/o fascisti. Che quando scriveva:
Les saint-jean-bouch'-d'or qui prêchent le martyre
oppure
O vous, les boutefeux, ô vous, les bons apôtres
si rivolgesse innanzitutto agli ideologi e agli arringatori sessantottini. E c'è sicuramente del vero nella tesi del vecchio citrullo. Del resto lui in proposito ha vasta cognizione di causa, con la sua coda di pagilia lunga da qui sino al pont de l'Archevêché. In effetti lui, sempre il tenero Cacasestesso, la sentì bene quella scudisciata di Brassens percorrere gelida e lancinante la sua groppa in quel 1972 e ogni volta, oggi come allora, gli tocchi riascoltare "Mourir pour des idées". Perché, come già sopra accennato, lui, il trinariciuto ligure, era all'epoca - negli anni '70, ma anche negli anni a seguire, sino a non molto tempo fa - nientemeno che un sindacalista della CGIL-Scuola (non so se avete presente il tipo).
In effetti, dicevamo, Cacasestesso una certa parte di ragione ce l'ha: lo sappiamo bene tutti che nel 1972 i boutefeux vestivano l'eskimo e i calzoni di velluto a coste. Ma solo perché quella era in quel momento storico la loro divisa d'ordinanza, una delle tante che loro - gli ultra-Matusalemme di Brassens - avevano già vestito e dismesso più volte, una delle tante che avrebbero vestito e dismesso anche poi.
Brassens, anarchico schietto, ce l'aveva con quelli lì, facendo giustamente attenzione alla natura degli uomini e assai poco a cose come la destra o la sinistra. Ce l'aveva coi vampiri immortali che nulla hanno meno a cuore di quanto abbiano a cuore le idee. Ce l'aveva cogli immortali vampiri cui la natura ha assegnato un'inestinguibile sete del sangue di quanti - i fessi di ogni tempo, le victimes novices - si dicano disposti a morire per la famosa idea di turno. Ce l'aveva coi terribili vampiri cui la solita natura matrigna aveva riservato il privilegio di trovarne disponibile sempre e in gran quantità, di quel sangue.
E lui, Brassens, anarchico amaro e disilluso, sapeva anche che i suoi versi sarebbero perlopiù finiti margaritas ante porcos del calibro di un Cacasestesso, che le sue canzoni sarebbero state usate come clave contro le sue care victimes novices, molto, molto più di quanto sarebbero risultate utili a smascherare i soliti boutefeux. E' il destino di ogni profeta che si rispetti, da Socrate a Gesù, da Orwell a Pasolini.


POSCRITTO. Per la cronaca, non ho certo perso l'occasione per dire queste cose direttamente a Cacasestesso. Il mio commento nel thread in questione è stato naturalmente e puntualmente dilaniato, come ogni volta si pesti il nervo della verità ad un gonzo al top. Esso era comunque il seguente:

“… pensa ai sinistri al caviale che in quegli anni, molto più dei destri al randello, s’impancavano a bons apôtres, a Saints Jeans bouche d’or.”.

Per una volta è corretto quel che racconta Cacasestesso su Brassens, anarchico, e quindi per la sinistra “qualunquista consapevole” o “qualunquista arcadico”, col suo stesso sarcastico assenso. Ed è vero anche che lui, Brassens, si riferisse soprattutto ai “sinistri” quando parlava di coloro che rinviavano sempre “aux calendes” l’età dell’oro perché “les dieux ont toujours soif, n’en ont jamais assez”. Però Brassens – e qui Pirlacchion Cacasestesso ciurla nel manico – non si riferiva necessariamente, o almeno non solo a quelli “al caviale”, ma più genericamente a tutti “i sinistri” arringatori. Anche a quelli tipo trinariciuto sindacalista CGIL-Scuola, un tipo molto familiare al vecchio citrullo, il quale – oggi come allora (poco conta la camicia verde) – viene a spiegarci perché e per come l’età dell’oro, un’altra, una diversa età dell’oro, vada rinviata “aux calendes”.

Lui, Cacasestesso, è uno di quelli che allora non pensarono minimamente di ubbidire e non ubbidirono certo a Brassens che diceva loro:
“O vous, les boutefeux, ô vous les bons apôtres
Mourez donc les premiers, nous vous cédons le pas
Mais de grâce, morbleu! laissez vivre les autres!
La vie est à peu près leur seul luxe ici bas
Car, enfin, la Camarde est assez vigilante
Elle n’a pas besoin qu’on lui tienne la faux
…….. ”

Loro, i Cacasestesso di ogni tempo vogliono sempre morire “les derniers”. Per sopravvivere a tutto e per sperimentare anche l’ultimo dei loro torti.





permalink | inviato da Top Ganz il 21/12/2010 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
20 dicembre 2010
Uomo per altri tempi

Lui era uomo di questi ma nato per altri tempi.Uno come Baffi, infamato solo dalla mafia, o come  Ciampi, infamato solo da qualche cretino. Uno come lo stesso Draghi, che anche i cretini non hanno osato pur velatamente criticare, finora. Uno di quei senatori cui i barbari - quando invadono - usano tirar la barba per primi, a meno che essi non si rassegnino a starsene in disparte, dignitosamente, ma timidamente e sempre in religioso silenzio e totale invisibilità. Forse proprio per questo essi non amano i riflettori. Quasi sempre, con rarissime deroghe. Anche quando detestano, con piena ragione, ciò che i riflettori preferisono illuminare e i servi esaltare.  

Forse proprio per questo il suo cuore ha deciso di portarlo via da questa palude.

Non sono sufficientemente competente a valutarne la preparazione e la statura professionale, comunque notevoli, ma mi piace ricordare come Padoa Schioppa fu l'unico, o meglio - siccome, sia pur di poco, potrei sbagliarmi - uno dei pochissimi politici/economisti ad aver avuto il coraggio e la semplicità di informare il pubblico ormai da tempo imbecerito della TV:

1) su quanto risulti imbecille, prima ancora che erronea, la vulgata secondo cui la possibilità per il contribuente di detrarre dal reddito ogni spesa eseguita rappresenterebbe una panacea per il fisco, quella bacchetta magica in grado di eliminare tout court e alla radice l'evasione fiscale, spiegando cioè che l'operazione equivarrebbe, piuttosto, ad eliminare di fatto l'imposizione sui redditi e a sostituirla con un'imposta unica nientemeno che sul risparmio, con tutto ciò (una valanga di autentiche piaghe economiche, sociali e politiche) che ne conseguirebbe (provate a immaginare cosa resterebbe dell'Italia se negli ultimi vent'anni ci avessero imposto un simile regime fiscale);

2) sulla circostanza che un siffatto regime impositivo è in realtà ben lungi, graziaddìo, dall'essere mai stato applicato in qualsivoglia paese;

3) sul dato di fatto per cui, ad oggi, non risulta essere stato ancora escogitato un sistema più economico ed efficiente delle tasse, un sistema che cioè ci permetta di spendere meno e meglio di quanto si spenda applicando il sistema delle tasse per finanziare la realizzazione e l'esercizio di utilità comuni come la politica, l'istruzione, la giustizia, la difesa, la sicurezza, la mobilità, la sanità, la solidarietà, ecc., ecc.(*).

(*) Sempre ove si intenda davvero mettere in comune la realizzazione e l'esercizio di queste utilità.




permalink | inviato da Top Ganz il 20/12/2010 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
10 dicembre 2010
Il '68, poi la Moratti e la Gelmini


Qui si parlava di riforma Gelmini, col tono "dura minga" dei vecchi emarginati d'un tempo. Ho commentato così.

Ho passato la mia carriera scolastico/universitaria tra gli anni '60 e i '70. Ho sempre rifuggito dai conformismi sinistrorsi e sessantottini che allora dominavano incontrastati, ancor più da quelli destrorsi bombaroli, a loro modo altrettanto incontrastati. Ritenevo, come ritengo ancora oggi, che quelle mode all'apparenza eversive erano in realtà l'espressione (nella maggior parte dei casi inconsapevole) di una reazione borghese contro la formidabile evoluzione egalitaria che di fatto andava prendendo forma e consistenza a seguito dell'avvento della repubblica e dell'instaurarsi di primordiali ma inusitati livelli di democrazia. E sono ancora oggi convinto che quella reazione si scatenasse proprio a partire dal luogo dove questi progressi si manifestavano più evidenti, con la gratuità dello studio, l'obbligo scolastico, il crollo dell'analfabetismo, l'avanguardia delle metodologie pedagogiche, ecc., ecc..
Tutto ciò nonostante, discorsi tipo quelli che leggo qui sopra mi davano solo noia e fastidio. Tanta più noia e tanto più fastidio mi danno oggi, anche perché allora li facevano solo vecchi barbogi sui tram, cui nessuno - per loro maggior frustrazione - dava granché corda. Tanto meno posso credere oggi che un'autentica nullità come la Gelmini intenda o possa, con le sue decisioni, i favori al CEPU e i tagli a tutti gli altri, contrastare i potenti (anzichè spianar loro la strada) e la somaraggine dilagante.



permalink | inviato da Top Ganz il 10/12/2010 alle 11:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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BACHECA

05.07.2010
. Siamo lieti di annunciare che, già matematicamente al 28.06.2010, il Trofeo "CIMOSA D'ORO 2010" se l'è aggiudicato, tanto per cambiare, ancora una volta il blog dei Gonzi al Top, da alcuni mesi trasferitisi qui:
www.topgonzo.wordpress.com/. Ritira il Trofeo il Sig. Erasmo Gattapelata d'Arottercatz, perspicuo tirapiedi dell'attempato trombone tenutario del suddetto postribolo, al secolo Prof. (trànghete) Pirlacchion Cacasestesso, al quale l'ennesimo acciacco senile ha impedito di presenziare a questa cerimonia, e non è questa la prima volta. Accompagna il perspicuo gonzo al top, l'Ing. (trànghete). Stor. (ari-trànghete) Teddy Smerda. Con le più fervide congratulazioni degli staff di TopGanz.it e de IlCannocchiale.it. Clap clap clap clap ...


TROFEO "CIMOSA D'ORO": ALBO D'ORO

2006: Gonzi al Top;
2007: Gonzi al Top;
2008: Gonzi al Top,
2009: Gonzi al Top.
2010: Gonzi al Top.


AFORISMI, OPINIONI, ABOMINI E CAZZATE (al lettore discernere)

"Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte; ma dubito. ancor che io vivessi molto, non ne vedere alcuna; uno vivere di repubblica bene ordinato nella città nostra, Italia liberata da tutti e' Barbari, e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati preti", Francesco Guicciardini, "Ricordi", I.14.

 "In politica la stupidità non è un handicap", Napoleone.

"Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa", Leo Longanesi.

" ... e se il fenomeno del transessualismo, che, secondo l’ortodossia è sicuramente un elemento di decadenza, fosse invece l’avverarsi, a rovescio, dell’androgino plutoniano?" Teddy Smerda.

 "Dissentiamo probabilmente sulla possibilità di un apollineo volontaristico" Redimi Cacche (Red.Cac.).

 "Tina Merlin, a dire il vero, era socialista." Erasmo Gattapelata d'Arottercatz (NDR: Tina Merlin, quella delle inchieste sul Vajont).

 "Non ho mai conosciuto nulla di più insignificante come il topo" Redime Cacche (Red.Cac.),

"Il problema è che ai palestinesi non gliene frega niente se muoiono i loro civili" Erasmo Gattapelata d'Arottercatz.

 "La sorte determina tutto, e spesso i più coraggiosi soccombono ai più codardi" Tacito.

"Quello che non cessa di colpirmi è la memoria lunga degli americani" Erasmo Gattapelata d'Arottercatz.

"La velocità d'approvazione di una legge è direttamente proporzionale all'interesse dei parlamentari e a quello dei partiti , indirettamente proporzionale a quello dei cittadini"  Anonimo popolare.

"A Laredo dicono: per vedere quanti scorpioni e gilas si nascondano nel Deserto Dipinto basta cacare ai piedi di un cactus"  Top Ganz.

"Un blog che risponde ai fessi conclamati non è un blog, è un porcilaio per topi" Redime Cacche (Red,Cac.), alias Pirlacchione Cacasestesso (NDR:nsolitamente autocritico).

"Roma non è un caso significativo. Roma è un costo" Redime Cacche (Red,Cac.), alias Pirlacchion Cacasestesso.

 "Tra le mie orecchie c'è il mio cranio, tra i miei coglioni il mio pisello"  Top Ganz.

"Credo in Dio, ma sto molto meglio in compagnia degli atei. È molto importante non confondere la cicuta con il prezzemolo; ma credere o non credere in Dio non ha importanza alcuna" Denis Diderot.

"Uffa, a forza di prendere il culo ho perso la sensibilità, e mi è venuto anche promiscuo"
Erasmo Gattapelata d'Arottercatz.

"Il problema non sarebbero neanche i 4-5 secoli di arretratezza: il problema è che ancora non gli basta e vogliono ulteriormente arretrare di altri 10" (a proposito degli islamici). Barbara, nomen omen, dal blog topgonzo, commento al post "La badante fiamminga" del 23.01.07.

"Quel signore (Eugenio Scalfari, n.d.r.) fa venire in mente quello che una volta Mussolini ha detto di De Bono: "E' un vecchio rincoglionito. Non perché è vecchio, ma perché rincoglionito lo è sempre stato, e adesso in più è anche vecchio" Barbara, nel blog di topgonzo, il 02.01.2007, ore 12:59, a commento del post "TRA CRETINISMO E SENILITÀ PER IO".

"Le rovine di Dresda sono davvero impressionanti". Frine,  con riferimento al quadro di Bernardo Bellotto (1721-1780) che ritrae le rovine della Alte Kreuzkirche di Dresda, distrutta durante l'assedio subito dalla città nella Guerra dei Sette Anni (1756-1763). Vedasi www.desiderius.ilcannocchiale.it, commenti al post "Fessi loro, ma ciechi noi" del 05.01.2007.

"Il Corano potrei anche scaricarlo. Il problema è che non c'è gusto se non sei un secondino di Guantanamo, con a disposizione una latrina e tanti mussulmani che guardano".
Erasmo Gattapelata d'Arottercatz.

"L'ateismo è un dovere morale". Ludwig Feuerbach.

"... il cosiddetto capitalismo occidentale offre, generalmente, condizioni di lavoro particolarmente favorevoli (rispetto a quelle locali) alla forza lavoro indigena e paga le materie prime (....) a costi che questi accettano allegramente di incassare". Marco Capurro.

"... ho scoperto che tutta l'infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera. (...) ho voluto scoprirne la ragione, ho scoperto che ce n'è una effettiva, che consiste nella infelicità naturale della nostra condizione, debole, mortale e cosí miserabile che nulla ci può consolare quando la consideriamo seriamente". Blaise Pascal, Pensieri, 139.

 “Portici e caserta avevano una sola particolarità: quella di essere sedi di due dimore di Francischiello. Altro che industrie. Il treno se lo fece costruire per spostarsi meglio fra le tre regge. Così poteva tenere ben separate le amanti. Quanto ai poli industriali borbonici, conviene documentarsi un pochino” Teddy Smerda, alias Cincinnato, detto anche Ero-dotto (NDR: Si tenga presente che: 1. Francesco II di Borbone, 1835-1894, detto Franceschiello, aveva rispettivamente 4 e 8 anni alle date di inaugurazione – da parte di suo padre Ferdinando II di Borbone (1810-1859) – delle ferrovie Napoli-Portici (1839) e Napoli-Caserta (1843); 2. egli sedette sul trono di Napoli dal 22 maggio1859 al 13 febbraio 1861; 3. Teddy Smerda è campano).

"La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa) e non le libertà di tutti. Domandano le loro libertà a noi laicisti in nome dei principi nostri, e negano le libertà altrui in nome dei principi loro". Gaetano Salvemini.

"Anche il più stupido è in grado di scoprire gli errori del più saggio". Theodor Wiesengrund  Adorno.

"Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità" Matteo, 7, 22-23.

"Talora il timore di essere meno apprezzati, come gente di poco valore, diventa incitamento a tenersi su, a darsi tono, ad imporsi un poco. Ciò è contrario al mio carattere" Papa Giovanni XXIII.